!XoX? - Racconto omnidimesionale per fruitori cronici - Episodio I [Log In]
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Testo di Candy B. Rose
Design e illustrazioni di Rossana Elena De Rosa

 

 

—L’intelligenza è sopravvalutata a questo punto.

Mi stupii di brutto per aver parlato dopo un lungo silenzio. Mi avvalsi credo di altri venti preziosi secondi per guardare ancora quel video muto sullo schermo del mio smartphone.

—Dici ? — La voce infantile di Simona veniva dal letto superiore, avevo già vissuto quella circostanza. La mia amica stava utilizzando la sua innata capacità di ascolto trasversale ma, nell’effettivo, era lì ad occuparsi di chissà che altro immersa nel suo dispositivo mobile.

—Dico, dico –  confermai.

La stanza era in penombra, e dalle veneziane malconce trapelava un sole fatto di  vividi raggi estivi postprandiali che evidenziavano impunemente il pulviscolo a mezz’aria. Quella luce rivelava persino un certo disordine lì sul parquet rigato dal tempo.  Noi che convivevamo da qualche mese, avevamo battezzato quella come la Settimana Mondiale dell’abbigliamento Spiaggiato, e per l’occasione ci eravamo promesse a vicenda che allo scadere delle centosessantotto ore, entrambe avremmo inserito in un barattolo una banconota da cinque euro per ogni capo di tipologia underwear che avessimo raccolto in tutto l’appartamento. Ripensandoci, cioè facendo mente locale sulla mia drammatica tendenza a lanciare tutto per aria e a privarmi di ogni cencio possibile alla prima occasione e in qualunque luogo, pensai che sul finire di quella settimana avrei dovuto investire non pochi soldi. Col malloppo però saremmo andate a cena al sushi vicino casa di Mike, quello buono e per niente all you can eat. Ma tutto questo era il futuro e noi eravamo in un drammatico ozio pomeridiano collocato nel presente, lì sul nostro letto a castello nella calura di metà luglio.

—Se apri Tinder, ti accorgi che col nuovo update un algoritmo ti mostra solo un bunch di ragazzi preselezionati in base a una tua linea di gusti elaborata sulle tue reazioni passate.

Lo dissi esclusivamente a titolo informativo, ma sapevo che a questo genere di notizie Simona reagiva con estrema eccitazione. Di solito, almeno.

—Me ne sono accorta credo, improvvisamente al mio ultimo accesso era come se il mondo maschile fosse diventato una grossa vetrina di dolciumi.

—Sì, in un certo senso.

Facemmo silenzio per un po’. Io mi persi con lo sguardo nel reticolo metallico del letto sopra di me. Simona  intanto digitava così velocemente sul suo dispositivo da sembrare una di quelle addette a quegli affari che redigono i verbali durante le udienze o negli eventi di dibattito politico. Sentivo quel tap tap ossessivo formare una sorta di leitmotiv ambientale. Poi fu lei a parlare.

— Domenica sushi? Giuro che all’improvviso ieri mi è venuta voglia di abbandonare  molti più capi di intimo sul nostro pavimento. Così giusto per avere una buona, coerente scusa per poter buttare il mio denaro in cibo di ottima scelta. Un patto è un patto.

Telepatia spontanea, la mia cara amica.

Sorrisi a me stessa senza emettere suoni. Una notifica sul mio smartphone aveva appena attirato la mia attenzione perché era la push di un’app che avevo installato e mai utilizzato. Mi accigliai, la notifica open reading diceva: Dov’è il cane? Chi c’è nella Ziqqurat?  Una cosa del tutto insensata, almeno per me in quel momento.

— Perché l’intelligenza sarebbe una cosa sopravvalutata alla fine? — Simona e il suo tempismo da brivido. Avevo pronunciato quella frase abbastanza minuti prima da non ricordare a cosa mi riferissi. In ogni caso la ignorai, avevo già tappato sulla notifica a tendina e la fatidica applicazione con l’enigmatico nome di !XoX? mi si era rivelata in tutta la sua spartana interfaccia. Era come se qualcuno avesse installato con tutta una serie di mod un porting di Windows 95 su un dispositivo Android. Quelle finestre grigiastre disegnate con una dovizia prematura e una lungimiranza che mirava al 3d come forma di innovazione grafica, mi procuravano un certo amarcord ed io tornavo ai giorni in cui ero bambina e il picco della mia dimestichezza col computer si limitava al trascinamento scoordinato del cursore del mouse, o alla realizzazione di immagini di scarsissima fattura su Paint. — Also known as PaintBrush as well. Beh in ogni caso, quando sfiorai lo schermo in prossimità della notifica e ottenni il rimando all’applicazione, mi trovai davanti ad un Loading bianco su schermo indaco che sembrava piuttosto incasinato. Stringhe di testo e strane diciture si alternavano con una velocità smisurata e sembravano indicare le effettive porzioni di informazioni caricate. C’erano un casino di slash e trattini e puntini, numeri…

A pensarci meglio non ricordavo di aver scaricato quell’applicazione dallo Store. Ero e sono tuttora una fan sfegatata dell’installazione casuale di app, siano esse affidabili o di dubbia provenienza, ma avevo una sorta di talento naturale nel ricordarne le icone, semplicemente perché era per via della loro particolarità che mi prestavo al download sconsiderato. Avevo un casino di mini software in attesa di essere lanciati da una variante di me annoiata, su un letto prima di dormire o durante un drink solitario infrasettimanale al Difodd.

— L’intelligenza è sopravvalutata semplicemente perché alla fine non la utilizza proprio nessuno. La cosa è anche abbastanza inquietante se ci pensi Simo, tu sei certa di essere intelligente? Come faccio a sapere se io stessa lo sono nell’effettivo? Come faccio a capire se chi mi circonda è davvero una persona ricca di mente, saggia… E se voi tutti foste degli ottimi simulatori di intelligenza? Ho i brividi.

La barra di Loading era giunta abbondantemente oltre la metà e come al solito la cosa generava in me un’ insopportabile insofferenza. Parlo di quella stessa sensazione di odio e violenza accompagnata da una caldana d’irritazione che incorre quando alla fine di un’installazione, di un upload, di una masterizzazione su disco,  si giunge al 99 % dell’avanzamento e il restante 1% stenta ad esaudirsi.

—Riddi sono quasi sicura che non mi stai dicendo tutto, manca l’evento scatenante.

—L’evento cosiddetto scatenante, è un video che ho appena condiviso sulla mia bacheca di SpoilMyLife. Guardalo e ne possiamo riparlare.

Distesi i muscoli delle gambe fino a sentire dolore, quel dolore piacevole pieno di adrenalina che conosce solo chi sa di che diavolo sto parlando. Mi chiesi se sopra di me la cara Simona coi suoi boccoli in via di sviluppo stesse dando uno sguardo al video di cui le avevo appena accennato.

— Beh, Gesù…— proruppe appunto dal piano di sopra. —In effetti questa è la dimostrazione tangibile del fatto che l’intelligenza non è un concetto sopravvalutato, piuttosto  è relativo. Cioè ti pare normale questa tizia? Ha davvero creduto di poter svaligiare un negozio in fiamme? Il suo istinto al furto è così primordiale? Se lo fosse davvero, il fuoco non avrebbe forse dovuto agire da deterrente? La sua avidità ha avuto la meglio sulla ragione, cavolo, ma questo credo che lei lo abbia realizzato mentre strisciava fumante verso l’uscita. Il video finisce troppo presto, nel clou, sospetto ci sia una continuazione da qualche parte che qualcuno ha tagliato via per una questione di ipocrita conformità agli Standard della Comunità. Fa anche rima.

—Ma almeno hai capito che è stata lei a dare fuoco alla struttura? Ha dato fuoco allo shop in cui le interessava commettere un furto specifico col fine di agire in modo indisturbato. Questa sorta di raziocinio, questa premeditazione è classificabile come diretta applicazione della facoltà mentale, ma c’è anche dell’istinto in tutto questo, qualcosa di animale. Eppure, riesci a giurare che il suo sia stato un modo di agire di natura intelligente? Raziocinio e intelligenza qui si baciano e si lasciano per sempre, in lacrime,  mentre noi Phubber indefessi sguazziamo dentro questo fango mediatico come donnine in tenuta da suine sexy durante uno show di bassissima leva.

Quando finii di parlare, il Loading al centro dello schermo del mio dispositivo mobile giunse al termine. Dopo alcuni secondi di schermo blu indaco, una clessidra bianca indicatrice di un ulteriore caricamento prese a vorticare in senso orario con una lentezza quasi soporifera.

—Cielo, ma davvero?— mi venne da lamentarmi, io mi lamentavo sempre. Un suono molto affine a quello di un campanello da bancone venne fuori dagli altoparlanti ripristinando lo status di attenzione che avevo smarrito. Dovevamo esserci, finalmente.

A quel punto un messaggio di testo ben incolonnato occupò lo schermo e alla fine di esso, due tasti con le voci contrapposte Rifiuta e Accetta, vennero su galleggiando come due esemplari di Macropinna disegnati con un’arroganza tridimensionale così marcata da farli sembrare aggetti rispetto allo schermo.

—Sì accetto, accetto perdio.— e  fui sul punto di strapparmi i capelli quando finalmente comparve la schermata di Sign/Log In. Inutile dire che non mi presi la briga di compilare ogni campo obbligatorio, quindi effettuai l’accesso coi miei dati di SpoilMyLife.com come sempre. Musica Classica campionata in qualità pessima cominciò a suonare dagli altoparlanti dello smartphone e lì mi apprestai a tirare giù il volume fino al minimo udibile.

—Che diavolo è?— s’informò Simona senza reale interesse, ancora indaffarata al piano di sopra.

—Sto cercando di capirlo…

Venne fuori una schermata a mio avviso disadatta, fuori contesto rispetto al setting grafico del resto dell’applicazione al punto da sembrare un adv poppato a caso. Il design era molto più curato, con cornici flat color cremisi e una scrollbar capace di apparire solo al momento opportuno. Al centro c’era un messaggio che recitava : Benvenuta in !XoX? Rilde, clicca su Avanti per la Prima Storia, sarai protagonista di qualcosa di straordinario. 

Non dissi nulla, non pensai a nulla, tappai su Avanti e sbadigliai. L’ennesimo caricamento nell’applicazione.

— Wow, perfetto. Simo, come sei messa per stasera? Usciamo? Mike ieri mi ha proposto un film al cinema Golden, roba svedese, un po’ di nicchia, nel titolo c’è la parola Piccione.

Simona non rispose e il suo tap tap era cessato.

— Cielo!— esclamai, —Ti sei addormentata? — diedi uno scossone al suo materasso con un piede.

— Simona!

Mi venne da ridere ed uscii dalla mia nicchia. Il caricamento sullo schermo della mia applicazione era terminato cedendo il posto a una scritta a caratteri grandi, Episodio I: ANOMALIA. Mi voltai e mi aggrappai ad una sbarra del letto superiore. Ebbi una sorta di smarrimento.

Simona non si era addormentata. Guardai la costellazione di fiorellini azzurri stampati sulla federa del suo cuscino.

Lei non c’era più. C’era solo il suo smartphone adagiato sulle lenzuola e con un suo selfie sullo schermo illuminato. Risaliva a poco prima e la ritraeva lì nel suo letto, rideva ad occhi chiusi.

Il mio dispositivo mobile vibrò e io guardai lo schermo, C’era una volta una studentessa fuori sede di nome Rilde… diceva l’intestazione, …che viveva con la sua migliore amica Simona in un piccolo appartamento in centro…

Provate ad immaginare la mia  faccia in quel momento.

…un giorno la sua amica sparì dal suo letto nel bel mezzo di una conversazione… 

 

 

 

 

 

 

 

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