!XoX? - Episodio IV - [Altrove], ma lì vicino, molto
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Testo di Candy B. Rose
Design e illustrazioni di Rossana Elena De Rosa

 

 

!XoX : Story time: 34 days, 12h 41min – Lvl 55

 

– Miseria nera!

La scalata dei sette step di ricorrenza meditativa di Micky Dlesetu ricevette quello che nel gergo della sua famiglia spirituale, che da qualche tempo aveva abbracciato, si chiamava Fulmine.
Una dannata folgore dal colore ideologico blu acceso, con venature rosse e verdi da brivido, gli fece accapponare la pelle. Quella cosa spezzò oltretutto la sua ascesa verso il settimo livello, l’ultimo, quello seguito da uno status trascendentale di non appartenenza all’universo e dell’erezione spontanea. Era il suo primo vero fulmine. Gli altri fratelli lo avevano messo in guardia. Un giorno sarebbe arrivato il momento x che avrebbe messo in ginocchio la sua seduta meditativa.
– Orate fratres un bel paio di palle – esclamò nella penombra della sua Stanza del Silenzio. – Non c’è che baccano tra queste pareti organiche che attanagliano il mio cervello. – si massaggiò la nuca con veemenza. – Uscite fuori maledetti stronzi! – Una prima testata nel muro. Tonfo, una piccola crepa. Una seconda testata nello stesso punto, tonfo e la crepa si allarga. Una terza testata nello stesso punto, tonfo e, quel suono di un uovo di anatra schiacciato e del sangue sulla piccola crepa.
– Le folgori comunicano nel mio cervello, parlano, parlano, parla, vattene. Tutti!
Il Fulmine aveva interrotto la sua ascesa spirituale a metà tra il sesto e il settimo livello mistico. Una vera tragedia per il corpo e per la mente secondo i fratelli. La cosa si manifestava – secondo una leggenda – ogni qual volta che uno di essi, nella totale ipersensibilità guadagnata trascendendo fino a un certo step di ricorrenza meditativa, venisse nominato o chiamato in causa in altra sede nello stesso momento. Il Fulmine. un vero e proprio lampo energetico seppure ideologico arrecava un fastidio tremendo al meditante, tanto da renderlo sofferente e in preda al panico e alle convulsioni, nonché vittima di spasmi e azioni incontrollate.

– Chi è che sta parlando di me ? Dimmelo oh Dea Sefia, suggeriscimi il nome di questo figlio di un cane idrofobo!
Una mano pesante bussò alla porta della Stanza del Silenzio di Micky con tale veemenza che la maniglia interna sobbalzò per tre volte esibendo il suo canto metallico. – Un minuto e arrivo!
– Fratello Micky è tutto okay ? – fece una voce al di là della porta.
– No, non va bene proprio per niente Fratello George.
– Ho sentito delle imprecazioni e dei rumori assordanti provenire dal tuo bugigattolo e sono accorso, perché non mi apri ?
– Mi sono appellato alla Dea.
– Ho sentito, avevi delle buone ragioni ? Apri suvvia.
– Tu non capisci George buon amico e fratello, qualcuno mi ha fatto sperimentare il Fulmine. Ero tra il sesto e il settimo ci credi ?
– Certo, il sesto e il settimo – il tono di Fratello George parve a Micky un po’ accondiscendente, assecondante. Era difficile che qualcuno riuscisse a superare il quinto livello di immersione meditativa, e quando qualcuno dei discepoli di Sefia arrivava al sesto, la cosa era motivo di giubilo in tutta la Sacra Ziqqurat.
– Cos’è, non mi credi forse ? Pensi che me lo stia inventando di sana pianta fratello ? E’ così ?
– No di certo Fratello Micky, non ho mai dubitato di nulla, hai raggiunto il sesto livello, c’è da festeggiare, vieni fuori dai.
Micky aprì la porta lentamente dopo aver fatto scorrere con violenza il chiavistello nei suoi anelli arrugginiti. Dallo spiraglio l’altro fratello poté ben vedere la fenditura a forma di v rovesciata che era la ferita sulla fronte del suo compagno di spiritualità.
Accompagnò il suo addentrarsi leggiadro con una debole spinta della porta. Micky era tornato in ginocchio al centro del suo piccolo mondo ricercato, su un paio di cuscini color rubino. Ad occhi chiusi si tastava le tempie.
– Fratello George, siediti pure medita con me.
– Va bene Micky, comincio io. – Fratello George si inginocchiò davanti al piccolo piano da scribacchino in acero con lo sguardo rivolto all’altro fratello. – E noi esistiamo Dea, e sappiamo – disse. – che noi esistiamo nel pulviscolo stellato, che le nostre vite altro non sono che i trattini neri che separano la nostra data di nascita da quella di morte incisi sulle nostre tombe. E lo sappiamo ed è sapendolo che inspiriamo questo dono, l’aria. Fluido abbondante, puro, infinito…
I due Fratelli inspirarono profondamente poi espirarono.
…ed espiriamo lo stesso dono trattenendo in noi tutta la gloria, la maestosità della Dea del pensiero.
I due inspirarono ed espirarono in silenzio per un minuto intero alla fine del quale fu Micky a prender parola.
– Fratello caro – disse, – hai mai provato una sensazione di sgomento da quando sei un pilota esclusivo ?
– Mai fino al momento corrente, hai forse percepito in me qualcosa di strano poco fa ?
– No, è solo che ho sperimentato il mio primo Fulmine nel mezzo della sesta e settima soglia, è stato orribile e la realtà mi appare distorta.
– Ma, fratello caro – George si sollevò lentamente e andò in contro a Micky, una mano sulla spalla. – rilassati, nessuno può arrivare alla settima soglia così presto, ti sei sbagliato. Disporrò per te un medico, è probabile che tu abbia un tumore al cervello, ci hai mai pensato ?
Micky divenne tutto rosso dall’imbarazzo e rischiò di non poterlo più discernere, l’imbarazzo, dall’ira.
– Solo perché sei un Pilota Esclusivo da pochi mesi, non vuol dire che tu sia libero di prenderti gioco del sottoscritto, è perché sono nero vero ? – sbottò Micky, e si accorse che a tratti aveva sputacchiato davanti a sé.
– Che brutti pensieri ti passano per la testa fratello Micky, sono costernato. Inoltre come puoi pensare ch’io sia razzista o che lo possa mai essere qualcuno qui alla Ziqqurat. Sam ad esempio è Filippino, sai cosa vuol dire essere un ibrido tra un nero e un asiatico ? Lui non ci ha mai accusati di essere razzisti perché proprio tu, così tutt’a un tratto.

– Io sono arrivato oltre la sesta soglia per davvero, cosa che quel maledetto di Sam non riuscirà mai a fare in cinquanta cazzo di anni!
– Stai perdendo il controllo fratello Micky perché non ti metti comodo, farò per te una tazza bollente di sidro di mela fragola.
– Ero lì nella sesta soglia, te lo posso giurare sulla Dea.
– Maledetto impertinente rimangiati subito questo insulso giuramento e prega bene che io mi avveda dal conferirlo ai piani alti. Stanno facendo Divino Superiore il Pilota Tiberio, ha visto la luce.
– Ah…davvero? Chiudi la porta fratello George ti porgo le mie scuse, e le porgo così anche a Sefia.
– Vuoi confidarti Micky ? – George con un piccolo sforzo fece slittare il chiavistello della porta. – Coraggio, dimmi tutto, cosa ti ha spinto a credere di essere nella sesta soglia. Perché hai mentito ?
– Voglio diventare un pilota divinatore – Micky tamburellò con le dita su uno dei suoi guanciali da pavimento.
– Mentire, prendersi gioco di se stessi non è la via fratello.
George si diresse verso il piccolo forno a microonde alloggiato su una mensola pendente. Raccolse da una busta due lingue essiccate di mela fragola e le immerse rispettivamente in due tazze da tè piene d’acqua e cannella. Le infilò nel microonde e premette sul programma intenso.
– Molti credono di essere nella sesta soglia non appena in loro qualcosa di diverso ne sollecita l’ animo inesperto. Siamo pronti a tutto e a niente. La sesta soglia rappresenta un punto di arrivo, non di transito.
Il segnale acustico del microonde dichiarò la fine del programma di bollitura.
– Come mai, mi viene da chiedermi fratello Micky, non sei rimasto sulla sesta soglia, perché andare oltre ammesso che sia vero ? Posso credere fosse una strana distorsione percettiva della quinta soglia. Il punto è che neppure la fine della quinta somiglia vagamente al principio della sesta.
George porse una delle due tazze bollenti a Micky che la raccolse con entrambe le mani.
– Ho avvertito vibrazioni al basso ventre, ho rivisto la mia vita, ho raccolto bollicine di luce venate d’assenzio selezionandole in una sfera vitrea abbacinante, esplosiva, letale. Avevo ali dispiegate come vele di un vascello fantasma in gioventù. Ho modificato lo scorrere del tempo ridendo di lui, ero armato io, di tutta la mia atarassia.
– Hai una bella immaginazione devo essere sincero fratello Micky. Ti iscriverò alla lista dei fratelli volontari per la verniciatura in murale della nuova abside. Lì potrai senz’altro concentrare tutta la tua bellissima creatività. C’è spazio per ogni idea spontanea nell’affresco.
Le mani di Micky presero a tremare e zampilli di fluido bollente esondarono la tazza e caddero sulle sue ginocchia, sui cuscini.
– Suvvia Micky, c’è qualcosa di molto più importante del raggiungimento dell’acme meditativo. Riguarda te stesso, hai già raggiunto un traguardo importante. Spacciavi sostanze stupefacenti nelle discoteche ed ora eccoti qui in qualità di fratello minore. Se non è questa la tua sesta soglia…
George non riuscì a finire la frase che la tazza bollente di Micky colpì la sua faccia in pieno centro.
– I miei occhi, Fratello Micky ! Perché lo hai fatto ? – si agitò disteso sul pavimento con le mani sul volto, scalciando.
– Questa è la tua settima soglia di pensiero, fratello pilota esclusivo rotto nel culo. Questa è la mia prima reale occasione.
Micky si avventò su George e cominciò a prenderlo a pugni sul volto finché il cranio di costui non si confuse col pavimento in un frullato di residui organici.
– Meditiamo, fratello George – fece Micky affannato, il volto coperto di sangue non suo. – Meditiamo per la Dea e trascendiamo nel settimo livello, scompariremo per sempre come se fosse un abisso.

Fratello Tiberio nuovo Divino Superiore varcò la soglia del suo studiolo che sapeva d’ incenso alle ore ventitré e diciassette minuti. Aveva alzato un po’ il gomito così che decise senza batter ciglio di adagiarsi sulla comoda poltrona senza privarsi delle vesti cerimoniali. Tenne indosso persino le scomode scarpe di pelle e tra un biascico e un rutto, finì assopito con la bava a colargli giù per il mento irsuto fin sulla tonaca che era di un cremisi scolorito.

La cerimonia in suo onore si era tenuta alle venti in punto ed era proseguita in un banchetto vegetariano a base di tartine alla cicoria e uvetta selvatica essiccata. Tiberio il Pilota Esclusivo era asceso al titolo di Divino Superiore dopo tanti anni di devozione e servigio lì alla Ziqqurat. Era scorso tanto vino ai piani superiori, talmente tanto che Pilota Oreste era quasi caduto giù dall’impalcatura degli onorari a seguito di uno sbandamento.

Tiberio Divino Superiore era nel mondo dei sogni ora che la sua casacca era inzaccherata di saliva, rantolò per un attimo e sì voltò sulla poltrona assumendo una ridicola posizione fetale. Sognò di volare sul mondo, monti, fiumi, laghi, la piccola città di LaVilla Lacustre scorreva sotto i suoi occhi sotto le spoglie di una sagoma nera gremita di flebili luci tremanti. Ad un certo punto ebbe la sensazione di cadere rapidamente al suolo e con uno spasmo tornò sveglio, nella sua realtà. Il respiro corto, la presa di coscienza. Gli venne da vomitare e lo fece lì sul tappeto d’oriente del suo studiolo nella Ziqqurat.
– Diamine – disse asciugandosi il muso con la manica della tonaca. Gli occhi permei di lacrime da conato rimasero attoniti sulla macchia estesa che aveva generato il suo rigetto per almeno un paio di minuti. Rise nervosamente accasciandosi in ginocchio sulla pozza maleodorante. L’aveva data a bere a tutti, aveva fatto credere ai suoi superiori di aver raggiunto la settima soglia raccontando di un’esperienza ai limiti del mistico. Fratello Tiberio aveva sempre avuto una fervida immaginazione, lui stesso ribadiva, che avrebbe sempre voluto inoltrarsi nella narrativa per ragazzi se non si fosse votato alla Dea Sefia. Gli era bastato raccontare il capitolo diciotto di un libro della Lindsay come fosse un’esperienza personale per essere preso in parola da tutti quei cretini di anziani.
Qualcuno bussò alla sua porta, una cosa poco opportuna in quel momento.
– Sì chi è ? – cercò di sembrare meno sbronzo possibile.
– Sono Pedro
– Entra è aperto.
Pedro era uno fidato, uno che avrebbe tenuto ogni segreto e che mai si sarebbe perso in giudizi sul prossimo, specie se il prossimo era Tiberio Divino Superiore.
– Ti senti bene fratello Tiberio ?
– Sebbene io sia ubriaco so riconoscere i toni e le ostentazioni cerimoniose mio caro Pedro, non puoi darmi del tu d’ora in avanti, ne perderei in credibilità e mal mi abituerei ad essere trattato formalmente da terzi.
– Oh, capisco Fratello, ricominciamo. – Pedro uscì dalla stanza e bussò nuovamente alla porta.
– Chi è là ? – fece Fratello Tiberio con un’espressione sorniona da schiaffi.
– Sono Fratello Pedro posso entrare ?
– Accomodati è aperto.
Pedro richiuse la porta e fece una sorta di inchino.
– Si sente bene Divino Superiore ?
– Una vera schifezza, ci sono andato pesante con la vodka. Nulla di irreparabile. Sono in procinto di farmi una bella dormita caro Pedro. – Tiberio si tolse le scarpe una alla volta con fare goffo.
Fratello Pedro osservò la chiazza di vomito sul tappeto.
– Mi rincresce doverle dare una cattiva notizia Fratello Tiberio.
– Oh no ti prego nessuna notizia potrebbe essere abbastanza brutta ora, sono felice e realizzato, il resto è baggianata e dormirò sodo!
– E’ proprio questo il punto ahimè, ha ricevuto la sua prima commissione.
I due si guardarono in silenzio per una frazione di secondo che parve a entrambi lunga una vita. Il vento attraverso una fessura fece da colonna sonora al momento luttuoso .
– No – fece Tiberio – Ti prego dimmi è uno scherzo, ma mi vedi ?
– Nessuno scherzo davvero, sono costernato.
– Ne sei sicuro ?
Pedro annuì grave – Hanno detto che Lei avrebbe cominciato fin da subito. – tirò fuori un foglio sgualcito dalla tasca dei pantaloni e lesse i suoi appunti.
– Un tizio delle pulizie ha trovato il cadavere di un fratello nel bugigattolo di un altro fratello che è sparito. La Sua missione in qualità di nuovo Divino Superiore è di capire l’accaduto e rintracciare il fratello scomparso, spogliarlo degli onori ed espellerlo.
– Ma dov’è ? Nessuno può lasciare la Ziqqurat.
– Infatti secondo alcuni degli altri anziani, il Fratello scomparso dovrebbe essere celato qui da qualche parte nella struttura.
– Ma che cazzo…chi è il morto e chi lo scomparso ?
– Lo scomparso è Fratello Micky Dlesetu, il defunto non lo sappiamo ancora, il suo cranio è come esploso hanno detto. Sappiamo però per via dello stemma sulla sua casacca che si tratta di un Pilota Esclusivo.
– Ma io sono ubriaco e mi viene da vomitare.
– Questi sono gli ordini mi dispiace, deve presentarsi al Divino Maggiore entro breve, lui le darà ulteriori indicazioni.
– Puttana miseria.

Ancora venti gradini separavano Micky Dlesetu dalla casuccia in cemento apposta sul tetto della Ziqqurat, il suo affanno era notevole. Per anni si era occupato di merce proibita, lo spaccio di sostanze stupefacenti, e le aveva provate tutte, specie quelle ad assunzione polmonare. Si chiese quanto si fosse spinto oltre con l’omicidio, si chiese se la Dea ne fosse adirata o meno.

– Quanto tempo occorre al mio perdono, anf ! Quanto Dea Sefia ?
Inciampò sull’ultimo gradino ma riuscì a non cadere aggrappandosi al corrimano in extremis.
– Quando l’indignazione raggiunge il suo apice, ci si muove nell’ombra. Quando si è a corto di ombra si finisce nel baratro – disse a se stesso respirando a fatica. Le nocche pulsavano di dolore ed erano sporche di un sangue che era il connubio del suo con quello di Fratello George. Spalancò la porta in metallo massiccio e la richiuse assicurandola con un lucchetto bello grosso.
– Se l’ombra è finita tanto vale barricarsi e se ci si barrica tanto vale meditare. Sono io il vertice, l’acme della piramide, sono la valvola, il fulcro!
L’ingresso alla casuccia era normalmente vietato a chiunque eccetto che il Capo Araldo e ai suoi secondi. Al suo interno vi era una moquette pregiata ricoperta di cuscini ambrati, uno stipetto ricco di infusi allucinogeni di ogni sorta e un trono vero e proprio, grosso, color carbone. Normalmente quella stanza sarebbe stata adibita alla manutenzione dei generatori elettrici del condominio.
In assenza di una vera Ziqqurat piramidale infatti, la cosca di religiosi nota come Sacra Ziqqurat aveva acquistato appena dieci anni prima un intero palazzo cittadino, uno tutto grigio un po’ scosceso sul versante ovest della rocca de LaVilla Lacustre.
Micky scorse col dito indice sulla lunga fila di ampolle colorate sul primo scaffale dello stipetto. – Amanita riconvertita – disse e prelevò una provetta con del liquido color senape. Nessuno lo avrebbe cercato lì direttamente, tutti ci sarebbero arrivati col tempo, ma non subito, la cosa lo fece tranquillizzare. Gli Ziggurati avevano una regola principale: Niente Sbirri, in ogni circostanza.
Gli incarichi di indagine ed espulsione dalla piramide erano affidati ai Divini Superiori, questi avevano il compito secondario di identificare le mele marce e di privarle dei fregi e privilegi di permanenza. – Col cavolo che mi faccio prendere a pedate nel sedere. Dovranno uccidermi.
Tracannò tutto d’un fiato il contenuto della provetta e la infranse sulla parete davanti a sé. Aveva fatto jackpot. Secondo i Fratelli l’estratto di Amanita fungo riconvertito era un vero e proprio induttore alla concentrazione che creava nel bevitore uno status di trance che durava dalle tre alle nove ore. Il liquido era proibito a tutti gli immeritevoli per grado, cosa che un fratello semplice era a pieno diritto.
Micky prese posto sul trono color carbone con un’espressione sorniona. – Eccoci – disse – Apriamo le danze, riconosciamo la vera identità dell’universo, guardiamo attraverso gli occhi di Sefia, respiriamone le espirazioni, guardiamo al mondo mascherato come a un nemico. Quando l’indignazione raggiunge il suo apice, ci si muove nell’ombra e in mancanza di ombra ci si tuffa nel baratro.
Inspirò profondamente e le sue pupille si dilatarono.
– Supero la prima soglia, supero la seconda e la terza non la vedo, sono già alla quarta, eccomi alla fine della quinta. La sesta è come l’avevo già provata prima del fulmine, prima che qualche farabutto mi folgorasse il cervello chiamandomi in causa. Sefia! Mi affido a te nell’attraversamento della soglia numero sette, ti chiedo risposte a tutte le domande del mondo. Fammi strada tra i farabutti, dammi il potere di vedere il mio fulminatore dammi modo di guardare nei suoi occhi inconsapevoli.
Il respiro di Micky si fece pesante e si sentì soffocare, forse aveva ingurgitato troppe spore velenose riconvertite o forse peggio non erano davvero riconvertite. Sentì un tremendo sapore di sangue tra i denti e cadde dal trono, di peso in avanti con la faccia in un grosso cuscino.

 

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