Con AlterEgo puoi googlare pensando: il nuovo progetto del MIT
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Si chiama AlterEgo, un nome di matrice spirituale più che fantascientifica. Ha una forma particolare che ricorda vagamente quella delle cuffie per il gaming multiplayer online ma possiede tutt’altra funzione : la capacità di conferire al proprio utilizzatore il potere di effettuare ricerche sul web semplicemente pensando. 

AlterEgo è stato progettato e sviluppato al MIT, c’era quasi da scommetterci. Immaginate di poter indossare un wearable dal design tutt’altro che convenzionale che possa connettere la vostra rete neurale al world wide web, anzi, precisamente a Google. 

I ricercatori del Massachussets lo hanno reso possibile attraverso dei sensori e un sistema di IA che crea un dialogo con il dispositivo in questione e il suo utilizzatore. 

Il Funzionamento. 

A differenza delle tecnologie della stessa macrofamiglia come ad esempio quelle che necessitano del risveglio vocale, gli assistenti virtuali che sono entrati a pieno titolo nelle nostre vite da qualche anno al suono di Ok Google, così come Hey Siri, AlterEgo bypassa l’utilizzo della parola rendendola di troppo se non addirittura un concetto obsoleto.

 

 

Una volta indossato AlterEgo basta pensare alle chiavi di ricerca che ci interessano. 

Il nostro viso è la cartina al tornasole dei nostri pensieri. Impercettibili segnali neuromuscolari associati al suono delle parole da noi pensate, comunicano al dispositivo le nostre intenzioni non pronunciate. Questo processo prende il nome di subvocalizzazione e avviene sempre e in maniera automatica. I sensori di AlterEgo rilevano queste contrazioni muscolari e comunicano il tutto a una IA che provvede a decifrarne il significato per poi lanciare la ricerca via Google.

Ma la grandezza di questo strumento non si ferma qui.

La cuffia (anche se non è proprio questo il suo nome), sussurra i risultati al diretto indossatore ma avvalendosi di un segnale comunicato al suo orecchio interno e non al timpano. Questo rende la ricerca altamente personale e non priva il diretto interessato della possibilità di percepire i rumori ambientali come se non stesse indossando nulla.

La messa a punto preventiva, prima dei test di funzionamento, è durata circa 31 ore durante le quali il team di lavoro ha insegnato al dispositivo a riconoscere le differenze tra i diversi sistemi di attivazione motoria degli utilizzatori. 

Pensato dapprincipio con 16 sensori, è stato ridisegnato portando il numero dei sensori ad appena 4, quelli davvero sufficienti al suo funzionamento. Il dispositivo ha dimostrato di essere capace di decifrare le cifre da 0 a 9 senza alcun problema così come almeno un centinaio di parole chiave. Ha inoltre suggerito correttamente i fusi orari di altri Paesi e l’ammontare delle popolazioni di grandi città.

Una futura applicazione di questa tecnologia potrebbe semplificare alcuni momenti della nostra quotidianità. Potremmo non dover più ricordare le password avvalendoci del privatissimo suggerimento di AlterEgo, potremo non dover più digitare le nostre intenzioni su una tastiera e proseguire con la navigazione internet durante qualsiasi attività quotidiana di tutt’altra natura. 

Esistono altri sistemi di “brain scanning” in via di sviluppo. Neuralink ad esempio, un’ iniziativa di Elon Musk, prova a captare l’attività elettrica del cervello avvalendosi di un dispositivo ben più complesso di AlterEgo, il quale però a differenza di Neuralink punta alla semplicità e al largo utilizzo della sua interfaccia. 

 

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