Adidas: Tutto fa... pubblicità - Skillapp - Web Agency Napoli
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Realizza uno spot da proporre ad Adidas ma il noto brand di abbigliamento sportivo lo rifiuta.

Queste sono le voci che girano dal momento della pubblicazione del video che ha spopolato sul web ottenendo milioni di visualizzazioni.
E’ il caso di Eugen Merher (studente della tedesca “Filmacademy Baden-Wuerttemberg???) autore del filmato intitolato “Break Free” il quale narra la vicenda di un ex runner, ormai anziano, che sfida le leggi della natura – e della casa di riposo in cui vive – per indossare quelle scarpette appese al chiodo da molto tempo e riprendere la sua passione: tornare a correre.
Questa vicenda ha scatenato l’ira dei più “suggestionabili” che hanno subito gridato allo scandalo perché a detta di qualcuno “scartare un video dall’impatto sociale così forte è impensabile“.

C’è invece chi ritiene sia stata la stessa Adidas a creare e far girare la notizia per assicurarsi pubblicità a costo zero: resta il fatto che ad oggi la famosa casa non abbia rilasciato alcuna dichiarazione a riguardo.
La questione rappresenta uno spunto per interpretare le strade che sta intraprendendo il mondo della pubblicità.
Rispetto a ciò che accadeva in passato ha oggi sempre più rilievo il concetto di Marketing esperienziale. Con ciò si intende che il focus sta passando sempre più da un’economia di prodotto ad un’economia basata sull’esperienza.

Come è percepibile nello spot di Merher ha più impatto l’emozione che il consumatore vive attraverso il prodotto, piuttosto che le sue caratteristiche materiali.

Sono ormai molteplici i casi in cui per pubblicizzare un prodotto si tralasciano gli elementi distintivi dell’oggetto in sé – proprietà tangibili e talvolta oggettive come le elevate prestazioni, le qualità dei materiali o l’economicità – per puntare su fattori legati all’empatia, all’immedesimazione nell’eventuale testimonial/attore dello spot e all’esperienza che quest’ultimo, e quindi l’eventuale consumatore, può vivere attraverso il prodotto sponsorizzato.

La Nike ad esempio ha adottato una strategia pubblicitaria per la quale non pone in risalto i prodotti, ma il proprio valore aggiunto. Lo fa attraverso l’engagement di grandi atleti, i quali hanno cominciato a vestire il brand anche fuori dal campo, facendo circolare l’idea che indossando un paio di scarpe Nike si entri a far parte di un gruppo ideale di persone carismatiche, di successo.

La stessa Adidas ha intrapreso questa strada, ma stavolta ha sostituito la carica esplosiva della performance con la carica emotiva e la voglia di riscatto nei confronti del tempo che scorre inesorabile, privando l’uomo della “Libertà di fare”.

Sarà forse questa la causa del successo di questo spot (ufficiale o non che sia)?
E soprattutto siamo di fronte ad una scatola cinese in cui si adottano strategie per “pubblicizzare una pubblicità” oppure la casa produttrice ha realmente scartato uno spot che in poco tempo ha ottenuto milioni di visualizzazioni?

Stay “App???(up) Tuned

 

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